Gino Trapani - VEXILLA REGIS

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Gino Trapani

Storia




La processione delle varette tra religione e folklore

Per gentile concessione della Pro Loco di Barcellona Pozzo di Gotto




Misteri, sfilate e canti di "visilla"

A Barcellona Pozzo di Gotto le Processioni del Venerdì Santo sono due, in omaggio alla tradizione, che custodisce gelosamente l'identità di ciascuna delle due comunità, un tempo divise e oggi unite in un unico Comune.
Non si hanno notizie precise sull'origine della festa, che a Pozzo di Gotto risale al clima di fervore autonomistico in cui nel XVII secolo la comunità si distaccò da Milazzo (In principio i gruppi statuari processionati erano pochi).
A Barcellona invece l'iniziativa fu presa nel corso dell’800 dai fedeli della Chiesa di S. Giovanni, dove ancora oggi le varette si radunano all'Inizio e alla fine della "sfilata".
L’evento religioso fin dall’origine fu caratterizzato dallo spirito di competizione, che è più marcato a Barcellona, a causa dell’indole più "mercantile" dei barcellonesi rispetto a quella più austera e riservata dei pozzogottesi.
L'esibizionismo e la competizione vengono concentrati soprattutto negli addobbi e nella cura dei particolari con cui ogni anno ciascuna varetta viene preparata con una sapiente regìa - senza badare a spese e con una ostentazione di ricchezza che in qualche caso ha il valore di "esorcizzazione" della precarietà quotidiana.
La molla che fa scattare lo spirito di competizione è il fatto che le varette, che pur sono di proprietà della Chiesa, secondo l’opinione comune appartengono a Confraternite o associazioni di categoria, o singole famiglie che le hanno donate e ne curano l’addobbo. Per altro donare una nuova varetta, oltre e più che un atto di fede, è stato, in un passato non molto lontano, la testimonianza di avere acquisito una posizione di prestigio (economico e sociale).
Altrettanto caratteristici e più consoni ad un travestimento carnascialesco, che ad un corteo religioso, sono gli atteggiamenti plateali dei "Giudei", che (con i loro rossi indumenti, sui quali spiccano a Pozzo di Gotto i copricapo di penne di pavone) battendo la lancia sul terreno, cambiano la guardia intorno alla varetta che custodisce il corpo di Gesù.
Tutto ciò non intacca la spiritualità e la commozione religiosa, che soprattutto a Pozzo di Gotto si manifesta nel rispetto dei riti, in particolare la Cena del giovedì (che si conclude con la lavanda e il bacio dei piedi degli Apostoli, i quali poi escono per le strade alla ricerca di Gesù arrestato). Non meno sentite sono le attese silenziose che accompagnano il paziente Intreccio della Palma gigantesca (che orna l’urna di vetro di Gesù morto), o la realizzazione dei "sepolcri", in cui vengono collocati i germogli di grano coltivati al buio dalle donne (continuazione del culto greco dei cesti o vasi o "giardini di Adone", legati alla rinascita primaverile).
La festa raggiunge il culmine al tramonto sulla copertura del torrente Longano (che oggi segna la saldatura dei due centri, mentre una volta ne era il confine). Qui le due processioni, formate ciascuna da 13 gruppi statuari, si incrociano in uno sfavillio di fiori e di luci, mentre i vecchi capintesta delle varette guidano i cori maschili, dispiegando le corde vocali per intonare la "visilla", il cui vibrato è omogeneo nei cantori pozzogotlesi, mentre è estremamente vario nei visillanti barcellonesi, a testimonianza della indole più estrosa e talvolta stravagante di questi ultimi.
La Processione delle Varette perderebbe gran parte del suo fascino, senza i timbri dei cori dei "visillanti", che  intrecciandosi a poche decine di metri di distanza l'uno dall'altro si diffondono nelle strade  echeggiando tra i portoni e le coperte ricamate stese dai balconi, prima di disperdersi verso il cielo.
La suggestione coinvolge le migliaia di fedeli, assiepati sui marciapiedi, e la sua intensità varia in ragione della capacità dei singoli cori di colorire il lamento con una partecipazione al dolore, che appare sincera, anche se si tratta di una "recita", che è stata preparata per tempo, nelle settimane di Quaresima, quando i “visillanti” si sono radunati per "provare" I "pedi" di visilla nelle chiese o nei majazzeni di arance, dove avviene anche la "iniziazione" dei più giovani al canto.
D’altronde la "recita" è "vera", come lo è ogni rappresentazione teatrale, in cui gli attori fanno trapelare i tratti caratteristici del loro modo di essere, spesso contraddittorio. Così nella sfilata, sui momenti di preghiera prevalgono gli aspetti spettacolari, che rimandano alle processioni barocche della Spagna, anche se l’atmosfera della festa è riconducibile ad una dimensione di malinconia araba, intrecciata con il fatalismo greco.
Per altro compaiono atteggiamenti comico umoristici (la sarda salata e il bottiglione di vino, che durante le pause vengono tirati fuori da sotto la varetta, qualche volgare espressione, non esclusa la bestemmia, l'irriverenza nei confronti dell’autorità religiosa locale, che mostra diffidenza per gli aspetti "profani" della sfilata) e non mancano i tipici contorni delle feste popolari (calia, palloncini, bancarelle,etc.).
È inoltre significativo il fatto che il lamentevole canto popolare un tempo intonato dagli "spiritari", che ricavavano l'essenza dalla buccia di arancia amara sia raccordato con le parole del testo latino di Venanzio Fortunato "Vexilla Regis prodeunt", che è un Inno (di gioia e di vittoria) in gloria della Croce, che la Chiesa il venerdì Santo adora, in quanto "vessillo di Cristo Re", che avanza in trionfo e salva l’umanità, sconfiggendo il peccato e la morte.
Ma più che la lieta certezza o la fiduciosa attesa della Resurrezione, con il lamento della visilla il sentimento popolare coglie nella Passione la sacralità del rito della morte. Nella solitudine di Gesù, schernito e condannato ingiustamente alla più infamante delle pene, e nel dolore della Madre Addolorata, il barcellonese, come più in generale il Siciliano, proietta e "sceneggia" la propria solitudine e il proprio dolore.
I cortei delle due Processioni, più intimo e raccolto nella preghiera quello di Pozzo di Gotto più chiassoso e meno rispettoso del rituale quello di Barcellona, si chiudono entrambi con la varetta dell'Addolorata, il cuore squarciato da un pugnate lucente, chiusa nel mantello nero del suo dolore, lunghissimo fino a coprire il globo che la sostiene, creatura non ancora Assunta in cielo, materna e terrena come nei dipinti che la raffigurano nell'atto di dare il latte al Bambino Gesù.
Ma per alcuni la festa non finisce con l'accompagnamento delle varette nelle chiese.
Quando per le strade tutto tace, nei majazzeni di arance, allo stuolo di amici e ai visillanti (che hanno accompagnato la varetta), viene offerto un banchetto a base di pesce stocco " a gghiotta " durante il quale sale il giubilo scoppientante di brindisi e strambotti, che mettono in rilievo l'esplosiva invettiva e l'estro poetico dei convitati e che vanno avanti fino a notte fonda, alternati con "pedi" di visilla, non più canto di dolore e di speranza, ma espressione di omaggio ai patrocinatori-proprietari della varetta e agli invitati più autorevoli.

Gruppi statuari, patrocinatori, artisti.(1)

I  gruppi statuari o singole statue sono stati realizzati in vari momenti su commissione di confraternite, maestranze, o famiglie private.

Confraternite Pozzo di Gotto: S. Eusenzio (Ecce Homo), SS. Sacramento (Crocefisso), Anime del Purgatorio (Addolorata).
Barcellona: SS. Crocefisso (Crocefisso), S. Giovanni Battista (Urna con Cristo morto), Immacolata (Ecce Homo).

Maestranze Pozzo di Gotto: Carpentieri, murifabbri, falegnami (Cena), Villici del contado, Sodalizi cattolici (Cristo nel Getzemani), Circolo ricreativo (Cristo incontra le Pie Donne).
Barcellona: Bottai, agrumai, spiritari (Cena), Carpentieri, fabbricatori di carretti (Cristo nel Getzemani), Murifabbri (Cristo alla colonna), Quartalari e vasai (Cristo porta la Croce), Sarti e bottegai (Cristo alla cascata), Falegnami (Crocefisso), Appaltatori edili (Deposizione della Croce), Pescivendoli (Pietà), Macellai (Cristo portato nel sepolcro).

Famiglie patrocinatrici o che hanno curato l'addobbo, Pozzo di Gotto: Basilicò, Bartolone, Cambria, Caruso, Cattafi, Cutrupia, D'Amico, lsgrò, Miano, Pantè, Pino, Rizzo, Romano, Stracuzzi.
Barcellona: Agri, Alosi, Bilardo, Bisignani, Calarco, Fugazzotto, Imbesi, Lo Presti, Milone, Moleti, Munafò, Porcino, Rotella, Russo, Sidoti.

Tra gli artisti ricordiamo Matteo Trovato di Barcellona, che scolpi il Cristo alla caduta, e Giuseppe Rossitto di Pozzo di Gotto, che nel 1870 scolpi in legno di cipresso il Crocefisso.

La varetta "U Signuri a cascata" di Pozzo di Gotto è stata scolpita dal messinese Giuseppe Fiorello nel 1911. Riportò il I Premio con  medaglia d’oro alla Esposizione Internazionale di Roma, per l'intensità espressiva dei volto del Cristo e per la scelta della posizione del corpo schiacciato dalla Croce.


(1) L'elenco delle maestranze e delle famiglie patrocinatori è variato nel corso degli anni

 
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