Venanzio Fortunato - VEXILLA REGIS

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Venanzio Fortunato

Vexilla e Visillanti

Venantius Honorius Clementianus Fortunatus nacque verso il 530 a Valdobbiadene (Treviso). Studiò grammatica e retorica nei pressi di Aquileia e diritto a Ravenna. Quando era studente fu colpito da un'infermità alla vista, cui seguì una inspiegabile guarigione, che Venanzio attribuì all’intercessione di san Martino di Tours. Decise pertanto di andare a rendergli grazie presso la sua tomba in Gallia a Tours. Durante il lungo pellegrinaggio viene ospitato da famiglie signorili che conquistò dilettandole con i suoi versi composti in latino, in particolare a Mertz fu ricevuto alla corte di Re Sigisberto, dove fu apprezzato per la sua cultura e le sue liriche. A Tours prega sulla tomba di san Martino, cui dedica un suo poema. Da lì raggiunse Poitiers dove conobbe Agnese e Radegonda. Radegonda, figlia del re di Turingia, fu sposata per forza a Clotario I re di Neustria. Ella si ritirò alla vita monastica dopo l'assassinio di suo fratello ad opera di Clotario stesso. In seguito alla protezione di Radegonda, persona molto colta, Venanzio si stabilì a Poitiers, dove rimane colpito dal suo modo di vivere la fede.. Radegonda fonda un convento a Saix, non lontano da Poitiers, e Radegonda ne diviene badessa. Il convento prese il nome della Santa Croce, in seguito ad una reliquia della Santa Croce donata dall'imperatore Giustino II all'abadessa Radegonda. Fu in occasione dell'installazione della reliquia all'interno del monastero che Fortunato scrisse il Vexilla Regis e il Pange Lingua, opere che saranno riconosciute dalla Chiesa come testi liturgici. Dopo la morte di Radegonda (587) decise di prendere gli ordini sacri e assunse la direzione spirituale del monastero. Nel frattempo continua a scrivere e i nuovi temi della sua poesia sono tutti religiosi: il culto della Croce, la pietà mariana, il senso della morte e la guida spirituale dei fedeli. Approfondisce la conoscenza dei Vangeli e dei salmi, dei profeti (Isaia in particolare) e della patristica. Compose tra gli altri l'inno "Vexilla regis prodeunt", in onore della Croce, che è tuttoggi cantato durante la settimana santa, mentre altri suoi inni sono stati inclusi nel Breviario. Nel 595-97 venne consacrato vescovo di Poitiers, in un periodo di lotte intestine tra le famiglie locali. Negli anni dei suo vescovato, Fortunato fu considerato esempio di temperanza e stabilità. In tutta la sua vita scrisse inni, saggi, elegie funebri, omelie e poesie dedicate alla vita dei santi, in particolare scrisse la storia della vita dei sette santi della Gallia tra cui San Martino e Santa Radegonda. Fu considerato uno degli ultimi poeti gaelici latini e uno dei primi poeti cristiani a scrivere opere in devozione a Maria. La morte lo colse il 14 dicembre probabilmente nel 607  e la devozione popolare lo venera presto come un santo. Sulla sua tomba nella cattedrale di Poitiers è incisa l'iscrizione “Santo e beato” voluta nel 785 da Paolo Diacono, storico dei longobardi, che invocò più volte la sua intercessione. Negli anni dei suo vescovato, Fortunato fu considerato esempio di temperanza e stabilità. In tutta la sua vita scrisse inni, saggi, elegie funebri, omelie e poesie dedicate alla vita dei santi tra cui San Martino e Santa Radegonda, ma anche ai più umili e ai più poveri.

 
 
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